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  • Le aziende producono apparecchi per farli rompere dopo un po’ ma dalla Francia parte la rivoluzione

    Lunga vita alle cose

    La notizia è del 28 dicembre ed è di quelle destinate a fare storia, non tanto per la sua rilevanza penale, quanto per i suoi risvolti culturali, economici, ambientali. Di scena è la Procura di Nanterre che ha deciso di aprire un fascicolo a carico di Epson, Brother, Canon e HP, multinazionali di apparecchiature informatiche sospettate di obsolescenza programmata. Una pratica largamente in uso in tutto il mondo, ma che in Francia è proibita dal 2015, con pene che possono arrivare fino a due anni di reclusione. E dire che nel 1932, tale Bernard London aveva proposto di renderla obbligatoria per legge, come strategia per rilanciare i consumi durante gli anni della grande depressione.

    Dal latino obsolescens, traducibile come invecchiamento, perdita di funzionalità, l’obsolescenza programmata consiste nel progettare oggetti con tempi di vita predeterminati. Una vera e propria dichiarazione di guerra nei confronti dei consumatori lanciata per la prima volta da un gruppo di imprese produttrici di materiale elettrico che per assicurarsi la vittoria non esitò ad allearsi in un cartello denominato Phoebus. L’atto di nascita avvenne il 23 dicembre 1924 in un sontuoso hotel di Ginevra dove si incontrarono i dirigenti delle principali imprese mondiali di lampadine. Constatato che le vendite languivano a causa di lampadine capaci di durare fino a 2500 ore, decisero di accordarsi su modelli che non durassero oltre le 1000 ore. Un patto di ferro che impegnava ogni impresa a test preventivi di cattiva qualità prima del lancio di ogni nuovo prodotto.

    Il caso fece scuola e l’obsolescenza programmata si estese a molti altri settori, ciascuno con le proprie strategie di usura e di scoraggiamento alla riparazione. Ora utilizzando metalli ad arrugginimento precoce, ora cerniere di facile inceppamento, ora batterie di breve durata nascoste in alloggiamenti sigillati. Quanto alle stampanti, l’associazione francese Hop, da cui la Procura di Nanterre ha preso spunto, ha denunciato che la turlupinatura più frequente si annida nei microprocessori. Molti di loro arrestano il sistema dopo un numero di fotocopie troppo basso, quando nelle cartucce c’è ancora il 20% di inchiostro.

    Il 9 giugno 2017 anche il Parlamento Europeo si è espresso contro l’obsolescenza programmata ed ha invitato la Commissione Europea ad adottare tutte le misure che servono per incoraggiare le imprese ad uniformarsi a criteri di robustezza, riparabilità e durata. Una scelta motivata non solo dalla volontà di evitare ai consumatori inutili spese, ma soprattutto di evitare al pianeta inutili saccheggi e contaminazioni. Vari studi hanno dimostrato che allungando la vita degli oggetti si possono ottenere sensibili riduzioni di rifiuti solidi e di anidride carbonica.

    Uno dei settori che genera prodotti a vita particolarmente breve è quello dell’elettronica. Fra telefonini, stampanti e computer ogni anno nel mondo si producono oltre 40 milioni di tonnellate di rifiuti elettronici, per la maggior parte classificabili come rischiosi. Una categoria di rifiuti che come denuncia la Laudato sii alimenta un vasto traffico illegale verso i paesi del Sud del mondo. Ma nessun governo ha mai mobilitato il proprio esercito per arrestarlo. Si stima che ogni anno oltre 11 milioni di tonnellate di rifiuti pericolosi salpino illegalmente verso le coste africane e asiatiche, dando luogo a immense discariche a cielo aperto. Una delle più grandi è quella di Agbogbloshie, un’estensione di due ettari posta alla periferia di Accra, capitale del Ghana. La piana, cosparsa di televisori, computer, stampanti e ogni altro tipo di carcassa elettronica, è contornata da una vasta baraccopoli in cui si consuma una tale violenza da essere stata battezzata Sodoma e Gomorra. Molti dei 40.000 abitanti della baraccopoli, bambini compresi, passano le loro giornate nella discarica cercando di recuperare ogni sorta di minerale possibile. E siccome la tecnica per liberare i minerali dalla plastica è il fuoco, tutta l’area è avvolta da una cappa di fumo ripieno di diossina e ogni altro veleno che genera tumori in ogni dove. Da Taranto ad Accra: così il consumo di cose si trasforma in consumo di persone.

    Tanti sono i cambiamenti da introdurre per consentire a ogni abitante del pianeta di poter vivere dignitosamente del proprio lavoro svolto in condizioni di dignità, sicurezza e sostenibilità. Ma un modo è anche quello di combattere l’obsolescenza, che prima di essere un attacco alla vita delle cose è un attacco alla felicità delle persone, condannati come siamo alla frustrazione perenne di chi è costantemente incalzato da nuove sollecitazioni. Del resto già nel 1917, Charles Kettering, direttore di prim’ora della General Motors, ci aveva avvertito: “La chiave della prosperità economica è la creazione organizzata dell’insoddisfazione”. Ma l’infelicità è un prezzo troppo alto da pagare sull’altare della crescita. E’ tempo di cominciare a liberarci dall’insoddisfazione cronica pretendendo oggetti fatti per durare ed essere riparati. Ci guadagneremo in salute, sostenibilità ed occupazione.

    Pubblicato su Avvenire il 7 di gennaio

    Tratto da Pressenza

  • Alzati! Cammina! Corri! Non sei fatto per stare seduto!!

    L'oggetto che contraddistingue la nostra era? La sedia: il luogo dove trascorriamo in media 10 ore al giorno. Un tempo segno di potere e ricchezza, oggi è diventata "il nuovo fumo".

    La posizione eretta ce la siamo guadagnata milioni di anni fa, e pure con una certa fatica. Era un pò instabile, almeno agli inizi, ma scoprimmo ben presto che aveva i suoi vantaggi: si poteva scrutare l'orizzonte e si avevano le mani libere per costruire strumenti e andarsene in giro a predare altre forme di vita.

    Da allora abbiamo conquistato il pianeta. E poi ci siamo, letteralmente, seduti. Se ci pensate, oggi quasi ogni attività quotidiana (dopo essere rimasti sdraiati per 7/8 ore, per inciso) la facciamo a un metro scarso di altezza: ci sediamo quando siamo in auto, in treno, sui mezzi pubblici, al ristorante, al cinema, ai concerti, a teatro, negli ambulatori medici, dal parrucchiere, dal dentista, quando guardiamo la televisione, quando lavoriamo, quando leggiamo. Fate un pò di conti e arriverete alla conclusione che passiamo, in questa posizione, dalle 10 alle 12 ore al giorno. Benvenuti nell'era della sedia, più potente e pervasiva di quella dell' Intelligenza artificiale. Da Homo sapiens a Homo sedens.

    Quando abbiamo iniziato a volerci sedere a ogni costo? "I nostri antenati erano nomadi, quando erano stanchi non si mettevano certo a costruire sedie" dice Margherita Micheletti Cremasco, antropologa all' Università di Torino. "Per riposarsi si accovacciavano nella posizione dello squat, i piedi appoggiati a terra e le gambe piegate, una posizione iperflessa istintiva, comoda per il riposo muscolare. Lo faceva l'uomo di Neanderthal, lo dimostrano i reperti ossei ritrovati, e viene utilizzata ancora oggi in Africa, in India e in generale in Oriente dalle persone che mangiano o aspettano in coda".

    Il riposo "dinamico" (utile anche per darsela a gambe più velocemente in caso di pericolo) passò di moda quando decidemmo di diventare stanziali.

    Panche e sedili iniziarono a diffondersi verso il Medioevo, racconta Micheletti.

    Erano comunque un pezzo di mobilio riservato ai ricchi o a chi scriveva ed erano in pochi a saperlo fare.

    La vera tirannia della sedia è più recente. Lo scrittore inglese Vybarr Cregan-Reid, nel libro How the World We Made is Remaking Us (come il mondo che abbiamo creato ci sta ricreando, Amazon's Book Store, 2018) riflette che "non ci sono sedie nella Bibbia o nei 30 versi di Omero, nè se ne trova alcuna nell' Amleto di Shakespeare, scritto nel 1599. Ma a metà del diciannovesimo secolo, è tutta un'altra storia: nel romanzo La casa desolata di Charles Dickens, le sedie vengono nominate 187 volte".

    Oggi sono ovunque, e di ogni tipo.

    Sedie girevoli, pieghevoli, da lavoro, da direttore, da pianisti, da bar, da sala d'attesa, ergonomiche...se è verosimile che, in media, ognuno di noi ne ha a disposizione 8-10, calcola Cregan-Reid, allora al mondo dovrebbero essercene più di 60 miliardi. Un' espressione dovuta a tanti fattori: la politica (con la democrazia ognuno ebbe accesso al proprio piccolo trono), il design, un'attività lavorativa sempre più diffusa e più sedentaria, l'arrivo della luce elettrica nelle case, il cinematografo, il gusto del comfort. Risultato: stiamo in piedi giusto il tempo di trasferirci da una sedia a una poltrona o a un divano.

    E neppure ce ne rendiamo conto.

    Sederci sembra un diritto acquisito; se non troviamo modo di farlo perchè qualcun altro ha già occupato il "nostro" ci indispettiamo. Passiamo, a quanto pare, il 75% del nostro tempo in modalità "inattiva" sarà un caso che il 40% della popolazione giusto per continuare nelle percentuali, soffra di mal di schiena?

    Che, solo in Italia (per citare l'ultimo rapporto Istisan dell' Istituto superiore della Sanità), lo stile di vita sedentario sia responsabile del 14,6% di tutte le morti, e di una spesa in costi sanitari di 1,6 miliardi di euro all'anno?

    Ovvio che non è un caso. Già nel 1913 un anatomista svizzero, Hans Strasser, si poneva il problema di come realizzare sedili che non danneggiassero la schiena. Che è poi il primo organo bersaglio della nostra smania a accartocciarsi appena si può. "L'impulso a sedersi dipende anche da quanto disagio si prova a stare in piedi, disagio che aumenta se si è sovrappeso, se i muscoli delle gambe non hanno una buona mobilità. Allora, certo, non vedo l'ora di sedermi" dice Roberto Gatti, responsabile della Fisioterapia all' ospedale Humanitas. "Quando si stà seduti per ore in modo scorretto, aumenta il carico sulle nostre vertebre". Il modo giusto? stare dritti sulla sedia. "E, naturalmente, evitare di rimanere seduti troppo a lungo. Stando così fermi, le pressioni date dal peso e dalla contrazione muscolare si esercitano sempre sullo stesso punto, muovendosi invece si distribuiscono su una superficie più ampia".


    Con la solita schizzofrenia che contraddistingue la nostra società, il culto imperante della sedia si accompagna a una serie di iniziative, tra prevenzione e scaramanzia, per contrastarne i malefici.

    Le sedie (estremizzando un pò) aprono la strada a obesità, infarto, diabete? e dunque facciamole amorevolmente scomode, quasi respingenti. Per il nostro bene, ovvio. Nei luoghi di lavoro più "cool", come nella nuova sede Apple di Cupertino, le postazioni sono dotate di alti sgabelli verticali da issare come fossero grù, così che la nuova generazione non invecchi come la precedente: con dolorini, acciacchi, rigidità, lombalgie, valori esuberanti di glicemia. Ci si siede ma è come non esserlo. E a stare in piedi, dicono alcuni studi, si bruciano circa 10 calorie all'ora (a camminare per un chilometro ne vanno via 90). Nelle sedie americane della catena Best Western Hotel, per fare un altro esempio, si incoraggiano riunioni in piedi. E su Amazon le standing up chairs occupano diverse pagine, con prezzi da 29,99 dollari a 365 (un modello orribile, a dir la verità, scarno e un pò sinistro).

    Sono alternative efficaci o semplice moda? Qualche giorno fa un articolo del New York Times metteva in dubbio la reale efficacia degli standing desk, definendoli overrated, sopravvalutati: "sono diventati trendy, ma non sono la soluzione e non sostituiscono l'esercizio fisico" avverte David Rempel, professore di medicina all' Università della California, San Francisco. E' in parte d'accordo Gatti: "le sedie alte e dritte sono di moda, ma sono indispensabili? Anche no. Probabilmente stare in piedi coinvolge di più il sistema cardiovascolare, è meglio per il circolo e il ritorno venoso. Per la schiena non è detto. Funziona di più alzarsi ogni paio d'ore e fare due minuti di stretching. E bastano davvero due minuti".

    L'attrazione per la sedia, al netto del mal di schiena e dei contraccolpi al sistema cardiaco, è un boomerang anche per il cervello, in particolare per un'area collegata alla memoria a breve termine, il lobo temporale mediale; ricercatori americani (con uno studio su Plos One) si sono presi la briga di fare una risonanza magnetica ad alta risoluzione al cervello di 35 individui tra i 45 e i 75 anni, dopo aver valutato quante ore trascorrevano seduti. Il risultato è stato abbastanza inquietante: più erano sedentari più si assottigliava l'area implicata nella formazione delle memorie.

    Sedersi è il nuovo fumo? A quanto pare si. "Quella muscolatura fantastica che avevamo quando eravamo nomadi, cacciatori e raccoglitori del Paleolitico non l'abbiamo più, ci siamo infiacchiti" ammette Micheletti. La sedia, un tempo segno di potere è diventato uno status symbol al contrario, segno di uno stile di vita poco "cool": l'impiegato sedentario e ingobbito che mangia un panino alla scrivania, mentre fuori sfreccia il manager che fa running in pausa pranzo. Dal momento che questo articolo l'avrete letto seduti (così come è stato scritto), facciamo una buona cosa: alziamoci entrambi. Concediamoci un giro nei corridoi dell'ufficio, per strada, persino al parco. Al ritorno, la nostra sedia ci aspetterà a braccioli aperti. Ma noi, anche solo per dieci minuti, ci saremo sentiti dinuovo nomadi.

    Testo di Daniela Mattalia (Panorama N° 52/2018)

  • Calcolo Costo Copia

    Gestione delle stampe in modo tradizionale vs. gestione delle stampa in con “Programma copia in chiaro CUD”

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  • La xerografia

    Chester Carlson fu l’inventore della xerografia, il processo con cui oggi viene prodotto la maggior parte dei documenti.

    La xerografia, infatti, è il fondamento tecnologico di fotocopiatrici e stampanti laser.

    Nonostante fosse laureato in fisica, non riusciva a trovare un lavoro fisso. A quell’epoca, siamo negli anni ’30, la crisi economica in America era terribile e Carlson dovette adattarsi a qualunque lavoro gli venisse offerto. Ansioso di sfruttare al massimo qualsiasi opportunità, frequentò i corsi serali della facoltà di giurisprudenza.

    Durante gli studi in legge, non potendosi permettere di acquistare i testi necessari, copiava a mano migliaia di pagine di volumi consultati presso la New York Public Library, esperienza che lo ispirò successivamente nell’invenzione della macchina fotocopiatrice.

    Iniziò quindi a sperimentare cariche elettrostatiche e materiali fotoconduttivi, le cui proprietà elettriche si modificavano se esposte alla luce.

    Il 22 ottobre 1938, all’età di 32 anni, Carlson aveva finalmente creato la sua prima immagine xerografica – un processo il cui nome deriva dalle parole greche “secco” e “scrittura”.

    La prima “fotocopia” fu fatta usando una lastra di zinco ricoperta di zolfo. La frase “10-22-38 Astoria” era scritta su un vetrino di microscopio collocato sopra lo strato di zolfo e sotto una intensa sorgente di luce. Dopo avere rimosso il vetrino, un’immagine speculare della scritta rimase incisa sulla lastra.

    Carlson cercò di vendere la sua idea a molte aziende, ma, poiché il processo non era ancora del tutto sviluppato, fallì nell’impresa. All’epoca, per effettuare copie veniva usata la carta carbone, oppure bisognava far fotografare i documenti, operazione alquanto costosa.

    Carlson contattò anche aziende del calibro di IBM e General Electric, ma entrambe non ritenevano che esistesse un sufficiente mercato per le fotocopiatrici.

    Servirono altri due decenni e l’investimento di una piccola ditta di New York chiamata The Haloid Company – divenuta Xerox Corporation nel 1961 – prima che le persone potessero sfruttare il processo di Carlson per ottenere copie in bianco e nero su carta comune, in maniera semplice e rapida.

    Il prodotto che rese possibile questa rivoluzione, la fotocopiatrice automatica Xerox 914, venne salutato dalla rivista Fortune come “il prodotto di maggior successo mai venduto sul mercato americano”.

    Carlson, per la sua invenzione, guadagnò 150 milioni di dollari, di cui 100 milioni furono devoluti a organizzazioni che sostenevano la lotta per i diritti civili degli anni sessanta.

    La sua vita è raccontata da David Owen in un libro non tradotto in italiano, il cui titolo potrebbe essere: “Copie in pochi secondi: come un inventore solitario e una ditta sconosciuta hanno dato vita al più rivoluzionario sistema di comunicazione dopo l’invenzione della stampa da parte di Gutenberg”.

    E oggi voi come gestite le stampe nel vostro ufficio?

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  • L’aria che respiriamo in ufficio è 5 volte più dannosa di quella esterna!

    Perché purificare l'aria di un ambiente interno?

    L'aria all'interno della tua casa o dell'ufficio può essere fino a 5 volte più inquinata dell'aria aperta. Le ricerche mostrano che gli agenti che contaminano l'aria interna sono responsabili della metà dei malesseri. La pulizia dell'aria in casa e in ufficio può fornire una soluzione a questi problemi invisibili!

    La purificazione dell'aria è facile con i Purificatori Fellowes®, che rimuovono con sicurezza il 99,97% degli agenti inquinanti aerei fino alla dimensione di 0,3 micron utilizzando un sistema di purificazione in 4 fasi. Oltre a questo ci sono molti altri modi per ridurre la quantità di agenti inquinanti a casa e a lavoro. Fai click qui per altri consigli.

    I più comuni agenti inquinanti dell'aria:

    Virus

    Un metro cubo di aria può contenere oltre 15.000 virus dell'influenza. Una ricerca Fellowes mostra che oltre un terzo degli Europei si reca al lavoro anche quando sono ammalati. Questo provoca la contaminazione dell'aria in ufficio con germi e virus.

    Polvere fluttuante

    In appena 437 granelli di polvere possono trovarsi circa 42.000 acari della polvere vivi. Ognuno di loro espelle ogni giorno circa 20 particelle fecali nell'aria che respiriamo.

    Allergeni

    Quasi tutto può essere un allergene per qualcuno. I più comuni sono pollini, acari e muffe. Un'allergia a queste sostanze può causare qualunque sintomo tra naso che cola, occhi che bruciano e irritazioni alla gola e alla pelle. Causa inoltre problemi all'odorato, alla vista e al gusto e irritazioni da contatto.

    Sostanze chimiche da ufficio (toneri, inchiostri, ecc)

    Gli odori e i vapori che emanano da evidenziatori, inchiostri, colle, correttori, toner di stampanti ed altre sostanze chimiche si diffondono nella stanza e con il tempo possono causare sintomi simili a quelli dell'inalazione di formaldeide.

    Pelo di animali

    Tra il 10 e il 15% della popolazione può essere allergico agli animali. I nostri amici a quattro zampe sia a pelo lungo che corto possono in ugual misura contribuire all'inquinamento dell'aria degli ambienti. Non esistono cani o gatti non allergenici.

    Dove si possono trovare questi inquinanti aerei a casa e/o in ufficio:

    Ventole dell'aria

    I sistemi centralizzati dell'aria condizionata possono diventare terreno di crescita per muffe, funghi ed altre fonti di germi come virus e batteri, e questi contaminanti si distribuiscono nell'aria dell'ufficio o della casa.

    Mobili

    La formaldeide si trova spesso nei mobili per ufficio, nei truciolati, nel compensato e in molti altri prodotti. Man mano che si deteriora, la formaldeide emana vapori che possono causare sensibilizzazione ed irritazione degli occhi e del sistema resporatorio, anche a bassi livelli.

    Sedie imbottite

    Le sedie imbottite contengono acari della polvere che possono peggiorare i sintomi di asma o allergie. Ogni volta che qualcuno vi si siede, questi organismi vengono emessi nell'aria.

    Tappeti e moquette

    I tappeti possono contenere fino a 8 volte il loro peso in sporcizia, pesticidi ed altre tossine (come ad esempio liquidi automobilistici provenienti da parcheggi e sostanze diserbanti per agricoltura) che vengono trasportati da piedi e scarpe a cui si attaccano. Non appena si seccano, queste tossine si librano nell'aria e diventano particelle aeree.

    Pavimenti in legno

    I pavimenti in legno lavorato e i parquet contengono spesso adesivi con formaldeide che può trasformarsi in vapori chimici aerei.

    Batteri sulla scrivania

    Una scrivania può contenere in media 100 volte più batteri di una cucina. Mangiare seduti alla scrivania, sia che si tratti di uno spuntino, un pasto completo o solo una tazza di caffè, aumenta il livello di batteri della postazione in ufficio.

    Sources*
    *Environmental Protection Agency,
    Giornale della Royal Society Interface
    Dipartimento della Salute e Servizi Umani, USA
    American Lung Association, Organizzazione Mondiale della Sanità
    Fondazione Americana Asma e Allergia
    Allergy UK
    European Lung Foundation

    Come mantenere pulita l'aria in ufficio

    L'uso di un filtro HEPA vero rimuovono con sicurezza dall'aria il 99,97% degli agenti inquinanti aerei fino alla dimensione di 0,3 micron.

    Ecco alcuni semplici consigli per aiutarti a tenere più pulita l'aria in ufficio.

    Polvere fluttuante

    I piumini per spolverare non fanno altro che spargere la polvere nell'aria che respiriamo. Per ridurre la polvere fluttuante, usa panni o piumini in microfibra per spolverare la casa. Inoltre ricordati di cambiare regolarmente i filtri dell'aria nel forno per evitare che emettano polvere nell'aria o nel sistema di ventilazione.

    Fumo di sigaretta

    Se fumi, fallo all'aperto. Il fumo in una stanza chiusa dura più a lungo nell'aria e viene respirato passivamente dagli altri nella casa.

    Inoltre, si sta cominciando recentemente a preoccuparsi del cosiddetto fumo di terza mano, termine usato per descrivere il fumo che viene assorbito da superfici come mobili, tappeti, tende o altri oggetti domestici, rimanendovi a lungo dopo che la sigaretta è stata fumata. Queste particelle residue di fumo contengono oltre 200 tipi di tossine che possono essere rilasciate nell'aria.*

    Imbottiture e tappeti

    Pulisci regolarmente i mobili imbottiti e i tappeti per ridurre gli inquinanti aerei che potrebbero insediarvisi. La polvere nei mobili inbottiti può contenere fibre tessili, parti di insetti in decomposizione, forfora animale e scaglie della pelle umana - ognuna di queste sostanze viene rilasciata nell'aria ogni volta che qualcuno si siede. I tappeti possono contenere fino a 8 volte il loro peso in sporcizia, pesticidi ed altre tossine (come ad esempio liquidi automobilistici provenienti da parcheggi e sostanze diserbanti per agricoltura) che vengono trasportati da piedi e scarpe a cui si attaccano. Non appena si seccano, queste tossine si librano nell'aria e diventano particelle aeree.*

    Pelo di animali

    Oltre all'uso di un purificatore, puoi compiere altri gesti per ridurre la quantità di particelle allergeniche emesse dal pelo animale, semplicemente tenendo i tuoi amici a 4 zampe lontani da divani e mobili imbottiti, e impedendo loro di entrare nelle stanze con pavimenti di legno. Imbottiture e tappeti imprigionano il pelo animale a lungo e rilasciano nell'aria le particelle secche in esso contenute. Inoltre, lava accuratamente le cucce, i tappetini e i giocattoli di cani e gatti.

    Sources
    * Environmental Protection Agency

  • Guida alla scelta del miglior scanner e plotter grafico

    Avendo riscosso molto successo il precedente articolo pubblicato sul blog: "guida alla scelta del plotter" e considerando che spesso abbiamo anche richieste più complesse da parte di studi tecnici più strutturati, copisterie, tipografie, agenzie di pubblicità ecc, abbiamo deciso di condividere un'ulteriore guida alla scelta degli scanner e un' altra dedicata alla scelta dei plotter specificatamente grafici.

    Per questi ultimi, dal momento che le aspettative di qualità potrebbero variare a seconda del settore e dell'utilizzatore offriamo la possibilità di provare direttamente tutte le macchine presenti nella guida sotto riportata nel nostro spazio CUD presso la sede di HP a Cernusco sul Naviglio (Mi).
    Avrete la possibilità di portare con voi i vostri file di stampa e stamparli direttamente in modo da poter verificare la facilità, la velocità e la qualità di stampa su ogni supporto.

    Per qualsiasi dubbio, o ulteriori richieste i nostri tecnici sono sempre a vostra disposizione.

    > Guida alla scelta del plotter grafico

    > Guida alla scelta dello scanner

  • Archivio e Backup dei dati

    Sempre più spesso il nostro servizio di assistenza tecnica lavora sulla ricostruzione (talvolta sulla tentata ricostruzione) di archivi andati persi. Ora, se questo per noi è lavoro e ben venga, riteniamo più utile affiancare i nostri clienti su soluzioni che aiutano a migliorare la loro attività erogando servizi ad hoc, piuttosto di ripristinare una situazione che avrebbe potuto essere ricostruita con pochissimi e gratuti passaggi sfruttando un’efficiente sistema di back up. Continua a leggere

  • Fidget spinner: Il Gadget del momento

    I prodotti promozionali sono un settore di oggetti detti anche “gadget” che vengono regalati in occasioni speciali da parte di un'azienda che in questo modo vede una possibilità per diffondere il proprio marchio. Continua a leggere

  • Servizio di “costo copia”

    Conosci esattamente la spesa che sostieni per stampare i tuoi documenti?
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    Se devi sostituire la stampante, il tuo fornitore ti ritira i toner di quella vecchia e valorizza la tua? Continua a leggere

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