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Alzati! Cammina! Corri! Non sei fatto per stare seduto!!

L'oggetto che contraddistingue la nostra era? La sedia: il luogo dove trascorriamo in media 10 ore al giorno. Un tempo segno di potere e ricchezza, oggi è diventata "il nuovo fumo".

La posizione eretta ce la siamo guadagnata milioni di anni fa, e pure con una certa fatica. Era un pò instabile, almeno agli inizi, ma scoprimmo ben presto che aveva i suoi vantaggi: si poteva scrutare l'orizzonte e si avevano le mani libere per costruire strumenti e andarsene in giro a predare altre forme di vita.

Da allora abbiamo conquistato il pianeta. E poi ci siamo, letteralmente, seduti. Se ci pensate, oggi quasi ogni attività quotidiana (dopo essere rimasti sdraiati per 7/8 ore, per inciso) la facciamo a un metro scarso di altezza: ci sediamo quando siamo in auto, in treno, sui mezzi pubblici, al ristorante, al cinema, ai concerti, a teatro, negli ambulatori medici, dal parrucchiere, dal dentista, quando guardiamo la televisione, quando lavoriamo, quando leggiamo. Fate un pò di conti e arriverete alla conclusione che passiamo, in questa posizione, dalle 10 alle 12 ore al giorno. Benvenuti nell'era della sedia, più potente e pervasiva di quella dell' Intelligenza artificiale. Da Homo sapiens a Homo sedens.

Quando abbiamo iniziato a volerci sedere a ogni costo? "I nostri antenati erano nomadi, quando erano stanchi non si mettevano certo a costruire sedie" dice Margherita Micheletti Cremasco, antropologa all' Università di Torino. "Per riposarsi si accovacciavano nella posizione dello squat, i piedi appoggiati a terra e le gambe piegate, una posizione iperflessa istintiva, comoda per il riposo muscolare. Lo faceva l'uomo di Neanderthal, lo dimostrano i reperti ossei ritrovati, e viene utilizzata ancora oggi in Africa, in India e in generale in Oriente dalle persone che mangiano o aspettano in coda".

Il riposo "dinamico" (utile anche per darsela a gambe più velocemente in caso di pericolo) passò di moda quando decidemmo di diventare stanziali.

Panche e sedili iniziarono a diffondersi verso il Medioevo, racconta Micheletti.

Erano comunque un pezzo di mobilio riservato ai ricchi o a chi scriveva ed erano in pochi a saperlo fare.

La vera tirannia della sedia è più recente. Lo scrittore inglese Vybarr Cregan-Reid, nel libro How the World We Made is Remaking Us (come il mondo che abbiamo creato ci sta ricreando, Amazon's Book Store, 2018) riflette che "non ci sono sedie nella Bibbia o nei 30 versi di Omero, nè se ne trova alcuna nell' Amleto di Shakespeare, scritto nel 1599. Ma a metà del diciannovesimo secolo, è tutta un'altra storia: nel romanzo La casa desolata di Charles Dickens, le sedie vengono nominate 187 volte".

Oggi sono ovunque, e di ogni tipo.

Sedie girevoli, pieghevoli, da lavoro, da direttore, da pianisti, da bar, da sala d'attesa, ergonomiche...se è verosimile che, in media, ognuno di noi ne ha a disposizione 8-10, calcola Cregan-Reid, allora al mondo dovrebbero essercene più di 60 miliardi. Un' espressione dovuta a tanti fattori: la politica (con la democrazia ognuno ebbe accesso al proprio piccolo trono), il design, un'attività lavorativa sempre più diffusa e più sedentaria, l'arrivo della luce elettrica nelle case, il cinematografo, il gusto del comfort. Risultato: stiamo in piedi giusto il tempo di trasferirci da una sedia a una poltrona o a un divano.

E neppure ce ne rendiamo conto.

Sederci sembra un diritto acquisito; se non troviamo modo di farlo perchè qualcun altro ha già occupato il "nostro" ci indispettiamo. Passiamo, a quanto pare, il 75% del nostro tempo in modalità "inattiva" sarà un caso che il 40% della popolazione giusto per continuare nelle percentuali, soffra di mal di schiena?

Che, solo in Italia (per citare l'ultimo rapporto Istisan dell' Istituto superiore della Sanità), lo stile di vita sedentario sia responsabile del 14,6% di tutte le morti, e di una spesa in costi sanitari di 1,6 miliardi di euro all'anno?

Ovvio che non è un caso. Già nel 1913 un anatomista svizzero, Hans Strasser, si poneva il problema di come realizzare sedili che non danneggiassero la schiena. Che è poi il primo organo bersaglio della nostra smania a accartocciarsi appena si può. "L'impulso a sedersi dipende anche da quanto disagio si prova a stare in piedi, disagio che aumenta se si è sovrappeso, se i muscoli delle gambe non hanno una buona mobilità. Allora, certo, non vedo l'ora di sedermi" dice Roberto Gatti, responsabile della Fisioterapia all' ospedale Humanitas. "Quando si stà seduti per ore in modo scorretto, aumenta il carico sulle nostre vertebre". Il modo giusto? stare dritti sulla sedia. "E, naturalmente, evitare di rimanere seduti troppo a lungo. Stando così fermi, le pressioni date dal peso e dalla contrazione muscolare si esercitano sempre sullo stesso punto, muovendosi invece si distribuiscono su una superficie più ampia".


Con la solita schizzofrenia che contraddistingue la nostra società, il culto imperante della sedia si accompagna a una serie di iniziative, tra prevenzione e scaramanzia, per contrastarne i malefici.

Le sedie (estremizzando un pò) aprono la strada a obesità, infarto, diabete? e dunque facciamole amorevolmente scomode, quasi respingenti. Per il nostro bene, ovvio. Nei luoghi di lavoro più "cool", come nella nuova sede Apple di Cupertino, le postazioni sono dotate di alti sgabelli verticali da issare come fossero grù, così che la nuova generazione non invecchi come la precedente: con dolorini, acciacchi, rigidità, lombalgie, valori esuberanti di glicemia. Ci si siede ma è come non esserlo. E a stare in piedi, dicono alcuni studi, si bruciano circa 10 calorie all'ora (a camminare per un chilometro ne vanno via 90). Nelle sedie americane della catena Best Western Hotel, per fare un altro esempio, si incoraggiano riunioni in piedi. E su Amazon le standing up chairs occupano diverse pagine, con prezzi da 29,99 dollari a 365 (un modello orribile, a dir la verità, scarno e un pò sinistro).

Sono alternative efficaci o semplice moda? Qualche giorno fa un articolo del New York Times metteva in dubbio la reale efficacia degli standing desk, definendoli overrated, sopravvalutati: "sono diventati trendy, ma non sono la soluzione e non sostituiscono l'esercizio fisico" avverte David Rempel, professore di medicina all' Università della California, San Francisco. E' in parte d'accordo Gatti: "le sedie alte e dritte sono di moda, ma sono indispensabili? Anche no. Probabilmente stare in piedi coinvolge di più il sistema cardiovascolare, è meglio per il circolo e il ritorno venoso. Per la schiena non è detto. Funziona di più alzarsi ogni paio d'ore e fare due minuti di stretching. E bastano davvero due minuti".

L'attrazione per la sedia, al netto del mal di schiena e dei contraccolpi al sistema cardiaco, è un boomerang anche per il cervello, in particolare per un'area collegata alla memoria a breve termine, il lobo temporale mediale; ricercatori americani (con uno studio su Plos One) si sono presi la briga di fare una risonanza magnetica ad alta risoluzione al cervello di 35 individui tra i 45 e i 75 anni, dopo aver valutato quante ore trascorrevano seduti. Il risultato è stato abbastanza inquietante: più erano sedentari più si assottigliava l'area implicata nella formazione delle memorie.

Sedersi è il nuovo fumo? A quanto pare si. "Quella muscolatura fantastica che avevamo quando eravamo nomadi, cacciatori e raccoglitori del Paleolitico non l'abbiamo più, ci siamo infiacchiti" ammette Micheletti. La sedia, un tempo segno di potere è diventato uno status symbol al contrario, segno di uno stile di vita poco "cool": l'impiegato sedentario e ingobbito che mangia un panino alla scrivania, mentre fuori sfreccia il manager che fa running in pausa pranzo. Dal momento che questo articolo l'avrete letto seduti (così come è stato scritto), facciamo una buona cosa: alziamoci entrambi. Concediamoci un giro nei corridoi dell'ufficio, per strada, persino al parco. Al ritorno, la nostra sedia ci aspetterà a braccioli aperti. Ma noi, anche solo per dieci minuti, ci saremo sentiti dinuovo nomadi.

Testo di Daniela Mattalia (Panorama N° 52/2018)

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